
NABUCODONOSOR
Giuseppe Verdi
- 27
set
2026 - 30
set
2026 - 3
ott
2026 - 11
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2026 - 18
ott
2026 - 24
ott
2026
Spettacolo
Musica Giuseppe Verdi
Dramma lirico in quattro parti su libretto di Temistocle Solera dal dramma Nabuchodonosor di Auguste Anicet-Bourgeois e Francis Cornu e dal ballo Nabuccodonosor di Antonio Cortesi
Edizione critica a cura di Roger Parker, The University of Chicago Press e Casa Ricordi, Milano
Prima rappresentazione il 9 marzo 1842 al Teatro alla Scala di Milano
Durata 2 ore 25 min, compreso un intervallo
direttore Francesco Lanzillotta
regia, scene, costumi Pier Luigi Pizzi
regista collaboratore e luci Massimo Pizzi Gasparon Contarini
movimenti di scena Marco Berriel
ORCHESTRA DEL TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA
CORO DEL TEATRO REGIO DI PARMA
Maestro del coro Martino Faggiani
Nuovo allestimento Teatro Regio di Parma
In coproduzione con Teatro Comunale di Bologna – Teatro Carlo Felice di Genova
spettacolo con sopratitoli in italiano e inglese
Ticket a partire da 10 euro
Comunicazione Aumentativa Alternativa
sinossi
Nel tempio di Salomone, vergini, Ebrei e Leviti alzano lai contro il destino del regno di Israele, sul quale incombe la minaccia di Nabucodonosor (Nabucco), re d’Assiria (coro: “Gli arredi festivi”). A risollevare in parte gli animi arriva il pontefice Zaccaria, con la notizia che gli Ebrei hanno in ostaggio Fenena, figlia di Nabucco: forse con la sua mediazione gli Assiri potranno tornare su più miti atteggiamenti, e invita gli Ebrei a confidare in Dio (cavatina: “D’Egitto là sui lidi”). L’arrivo di Ismaele con le ultime nuove, riporta l’angoscia: Nabucco è ormai alle porte. Zaccaria gli affida Fenena, promettendo che il Dio d’Israele prevarrà su quello di Belo (cabaletta: “Come notte a sol fulgente”). La mossa di affidargli Fenena entusiasma Ismaele, innamorato di lei fin dai tempi in cui la conobbe, ambasciatore a Babilonia, e da lei salvato due volte: dalla prigione di Nabucco e dall’amore folle della sorella maggiore di lei, Abigaille. Certo, ora Fenena è una schiava, e a malincuore lo ricorda a Ismaele. Ma questi, per nulla scoraggiato, le giura la libertà; l’accompagna per una porta segreta, ma, una volta aperta, gli si para davanti Abigaille, insieme a soldati assiri travestiti da Ebrei. Alla loro vista, Abigaille accusa Ismaele di tradire il suo popolo e gli rivela il proprio amore. Un amore che ora si è convertito in odio (terzettino: “Io t’amava…”). Intanto, le schiere comandate da Nabucco si stanno avvicinando. Lo precede Abigaille che agevola agli Assiri l’irruzione nel tempio. Nel panico generale, il solo Zaccaria impone il proprio carisma e rammenta a Nabucco di avere in pugno Fenena, minacciando di accoltellarla se l’assiro osi profanare il tempio. A fermarlo è, a sorpresa, Ismaele. Fenena corre frale braccia del padre. Nabucco promette vendetta. Zaccaria e gli Ebrei maledicono Ismaele.
Abigaille ha sottratto al padre un documento da cui scopre di non essere figlia del re, ma di schiavi; per questo Nabucco ha destinato Fenena alla successione al trono. La sua rabbia è alle stelle: minaccia l’Assiria, il padre e Fenena, ricordando quando un tempo l’amore l’aveva resa felice (aria: “Anch’io dischiuso un giorno”). Ma ecco un imprevisto che la fa sperare: Il Gran Sacerdote di Belo l’avverte che Fenena sta liberando gli Ebrei. Non potendo opporsi in quel frangente all’erede al trono, il piano ideato dal Sacerdote è di spargere la notizia che Nabucco è caduto in battaglia e far acclamare regina dal popolo proprio Abigaille, che già pregusta la scena della schiava che diventa sovrana (cabaletta: “Salgo già del trono aurato”).Dopo che Zaccaria ha invocato il Signore per poter parlare al nemico secondo la Legge, i Leviti intimano a Ismaele di scappare e lo maledicono per aver tradito il suo popolo (coro: “Il maledetto non ha fratelli”). Solo Anna invoca pietà per lui, facendo notare che ha salvato un’ebrea. Fenena, infatti, si è convertita al Dio di Israele. Intanto la falsa notizia della morte di Nabucco in battaglia si sta spargendo: la comunica Abdallo, aggiungendo che Abigaille è ora acclamata regina dagli Assiri. Abigaille è già lì e ordina a Fenena di con-segnarle la corona. Ha inizio un parapiglia, ma, nello stupore generale, appare Nabucco, che, ripresa la corona, se la pone sulla testa (canone: “S’appressan gl’istanti”). Il vecchio ripudia il dio di Babilonia, che ha acconsentito agli Assiri di tradire il loro re, e quello degli Ebrei, che li ha posti in suo potere. E, per giunta, si dichiara egli stesso dio. Questo è troppo per il Dio di Israele e a quelle parole un fulmine colpisce Nabucco. Quando questi si riprende, pare sconvolto, privo di senno (delirio: “Chi Sinossi mi toglie il regio scettro”). Chiama Fenena in aiuto. Nello scompiglio, Abigaille raccoglie la corona e fugge.
Negli orti pensili di Babilonia, Abigaille è sul trono, i Magi e i Grandi d’Assiri l’attorniano e il Gran Sacerdote invoca la fine per gli Ebrei, a cominciare da Fenena (coro: “È l’Assiria una regina”). Nabucco, con vesti strappate, barba incolta, incedere incerto, appare nel pieno della sua insanità mentale. Abigaille ordina di rinchiuderlo, ma il vecchio re rivuole il trono e accusa d’impudenza la donna che, prontamente, risponde di agire per il bene di Babilonia. Gli intima, anzi, di affrettarsi a firmare l’atto di successione. All’esitazione di Nabucco, la nuova regina lo accusa di viltà. Egli cede, ma si rende conto di aver così condannato anche Fenena, che però – svela Abigaille –si è convertita a Israele: ormai è lei – la nuova regina– la sua unica figlia. Sgomento, Nabucco cerca il documento che attesta l’origine servile di Abigaille, ma invano: la donna, che ne è entrata in possesso, lo strappa (duetto: Donna, chi sei?”) e ordina di portare in prigione Nabucco, che, disperato, chiede almeno che gli sia restituita Fenena. Sulle sponde dell’Eufrate intanto gli Ebrei incatenati mandano un pensiero nostalgico alla loro patria (coro: “Va, pensiero”), con il risultato di suscitare la deprecazione di Zaccaria, che li esorta a non lamentarsi come imbelli, a reagire. E profetizza la loro futura liberazione (profezia: “Del futuro nel buio discerno”).
Nella sua reggia, Nabucco è assopito. Suoni di battaglia lo ridestano. Crede che Belostia cadendo nelle mani degli Ebrei. Dalla finestra vede Fenena trascinata al supplizio e cerca invano di uscire, ma si rende conto chela sua reggia è solo una prigione. Disperato, chiede perdono al Dio degli Ebrei (aria: “Diodi Giuda”). Questo lo rianima. Giunge Abdallo. Nabucco gli dimostra di aver ripreso possesso delle proprie facoltà mentali, pretende che gli consegni la sua spada. Abdallo ubbidisce, risollevato. Il vecchio re invita le guardie a liberare Fenena (cabaletta: “O prodi miei seguitemi”). Proprio mentre Fenena sta per essere condotta a morte (preghiera: “Oh dischiuso è il firmamento!”), Nabucco irrompe con Abdallo e le guardie. La statua di Belo cade al suolo e si infrange. Nabucco spiega che la sua guarigione è dovuta al volere del Dio di Israele, che lo ha reso demente quando era un tiranno spietato e ha fatto impazzire di ambizione Abigaille, che nel frattempo ha bevuto un veleno. Tutti si prostrano rendendo grazie a Dio (inno: “Immenso Jeovha”). Zaccaria può dimostrare agli Ebrei che a ragione annunciava il loro futuro riscatto. La misera Abigaille, ormai anelante, chiede il perdono di Fenena e arriva addirittura a benedire il suo amore con Ismaele. Infine, muore chiedendo pietà a Dio (finale: Sume, morente, esanime”), mentre Zaccaria saluta Nabucco re dei re.
Cast
Ariunbaatar Ganbaatar
Andrés Moreno García
Michele Pertusi
Lidia Fridman
Laura Verrecchia
Adriano Gramigni
Simone Fenotti
Maria Cristina Bellantuono
Informazioni
Fondazione Teatro Regio di Parma
strada Garibaldi, 16/a
43121 Parma – Italia
Tel (+39) 0521 203911
Trasporto pubblico
Linee 1, 2, 15
Via Mazzini: linee 3, 4, 5, 8
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Parcheggio
Parcheggio Piazza Ghiaia
Parcheggio Toschi
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