
AIDA
Giuseppe Verdi
- 29
set
2026 - 2
ott
2026 - 9
ott
2026 - 16
ott
2026 - 25
ott
2026
Spettacolo
Musica Giuseppe Verdi
Opera in quattro atti su libretto di Antonio Ghislanzoni
Casa Ricordi, Milano
Prima rappresentazione il 24 dicembre 1871 al Teatro khediviale dell’Opera del Cairo
Prima rappresentazione italiana l’8 febbraio 1872 al Teatro alla Scala di Milano
Durata 3 ore 25 min, compresi tre intervalli
direttore Giuseppe Mengoli
regia Franco Zeffirelli
riprese da Stefano Trespidi
scene Franco Zeffirelli
costumi Anna Anni
ripresi da Lorena Marin
luci Andrea Borelli
coreografie Luc Bouy
riprese da Gaetano Bouy Petrosino
FILARMONICA ARTURO TOSCANINI
CORO DEL TEATRO REGIO DI PARMA
Maestro del coro Martino Faggiani
Allestimento creato per il Teatro Verdi di Busseto nel Centenario Verdiano 2001
spettacolo con sopratitoli in italiano e inglese
Ticket a partire da 30 euro
SINOSSI
Nella sala reale a Menfi si discute di guerra: gli Etiopi minacciano l’Egitto e la dea Iside ha rivelato il nome del condottiero che li affronterà. Radamès esulta e spera di essere lui, per-ché vincendo chiederebbe il riscatto di Aida, la schiava etiope prigioniera degli Egizi, di cui è innamorato (“Se quel guerrier io fossi”). Senza nominare Aida, confida questa speranza anche ad Amneris, figlia del re d’Egitto, anch’ella innamorata di lui. Quando appena dopo si presenta Aida, ecco che Amneris coglie dal suo sguardo l’ansia d’innamoramento della ragazza verso Radamès, e giura di vendicarsi. Entra il re con i sacerdoti capeggiati da Ramfis. Il messaggero annuncia che gli Etiopi stanno avanzando verso Tebe guidati dal loro re Amonasro (“Il messagger s’avanzi). Il faraone svela a quel punto il nome fatto daI side per condurre le truppe egizie: è proprio Radamès, e Amneris gli consegna il vessillo che dovrà riportare da vincitore. Ma Aida non è ugualmente contenta: ella è infatti la figlia di Amonasro, ma in Egitto non lo sanno, e la vittoria degli Egizi equivarrebbe alla sconfitta del padre, che si è armato per riportarla alla libertà (“Ritorna vincitor!…”). E perciò chiede pietà agli dèi (“Numi, pietà del mio soffrir”). Nel tempio di Vulcano, sacerdoti e sacerdotesse rivolgono inni (“Immenso Fhtà”). Radamès viene vestito delle armi, riceve il sacro brando ed è consacrato per l’impresa.
A corte sono giunte notizie esaltanti sulla vittoria delle truppe egizie. Nel proprio appartamento, Amneris viene abbigliata per la festa trionfale, mentre giovani schiavi mori danzano per allietare i preparativi. Appare Aida. Amneris, dissimulando i propri sentimenti, finge di compiangere gli Egizi sconfitti e la morte di Radamès (“Fu la sorte delle armi”), e quando Aida non trattiene turbamento Amneris le rivela la trappola: Radamès è vivo, ha vinto e anche lei ne è innamorata. Aida risponde con orgoglio dichiarandosi ugualmente innamorata di lui, e subisce perciò l’accusa di Amneris: una schiava non può pretendere di combattere contro la figlia del faraone (“Alla pompa che si appresta”). All’ingresso di Tebe il popolo canta alla vittoria (“Gloria all’Egitto, ad Iside”), il re e i sacerdoti con la corte e Amneris attendono Radamès, che giunge a capo del corteo trionfale. Domandatogli dal re cosa desideri come ricompensa, Radamès chiede di convocare i prigionieri alla presenza del faraone. Fra di loro c’è in incognito Amonasro, che non rivela la propria identità di re ma solo di padre di Aida, e chiede clemenza (“Quest’assisa ch’io vesto vi dica”). Anche Radamès chiede la liberazione dei prigionieri, sperando così di avere la mano di Aida. Ma Ramfis avverte il faraone dell’imprudenza di un tale gesto (“Son nemici e prodi sono”) e consiglia di tenerli in Egitto come garanzia di pace, o almeno Aida e Amonasro. Il faraone acconsente e conce-de a Radamès la mano di Amneris. Il popolo esulta. Radamès e Aida no.
Sulle rive del Nilo, in una sera dai colori smunti, con il tempio di Iside sullo sfondo, verso il quale Ramfis sta conducendo Amneris per propiziare la dea alla vigilia delle nozze (“Otu che sei d’Osiride”). Da una parte, nascosta, c’è Aida, in attesa di incontrarsi con Radamès (“O cieli azzurri”). A sorpresa però spunta Amnasro. Facendo leva sulla nostalgia per la terra etiope, cerca di convincerla a farsi rivelare da Radamès la via che seguiranno le truppe egizie per invadere l’Etiopia, in modo da poterli sorprenderli. Per rincarare la dose, èvoca i fantasmi delle vittime trucidate dagli Egizi. E a quel punto Radamès e Aida potrebbero coronare il loro sogno in Etiopia (“Rivedrai le foreste imbalsamate”). Aida non è convinta ma in quel punto arriva Radamès e Amonasro si nasconde dietro una frasca. Aida, cedendo al padre, cerca di circuire Radamès, gli propone la fuga (piano che lui riceve con titubanza, restìo a lasciare la patria) e alla fine riesce con le moine a estorcergli il segreto sulla strada che seguiranno le truppe egizie per attaccare gli Etiopi: le gole di Nàpata. A quell’annuncio Amonasro si rivela, presentandosi come il re degli Etiopi. Radamès capisce di averla combinata grossa. Ma non basta: in quel momento arriva Amneris che grida al tradimento, Amonasro si getta su di lei per ucciderla, Radamès si frappone e consegna la spada a Ramfis, arrendendosi (“Sacerdote, io resto a te”). Radamès è imprigionato. Amonasro ne approfitta e scappa insieme alla figlia.
Nel palazzo del re d’Egitto, accanto a un passaggio che porta alla prigione di Radamès. Amneris è disperata (“L’aborrata rivale a me sfuggìa”), combattuta fra amore e la rabbia per il gesto di tradimento alla patria compiuto dal suo amato, che vorrebbe salvare. Perciò lo fa condurre alla sua presenza. Gli propone senza mezzi termini di chiedere la grazia al padre se Radamès le concederà il suo amore. Ma Radamès, convinto che Aida sia morta nello scontro fra Egizi ed Etiopi, chiede solo di essere condannato a morte e non cede ad Amneris, nemmeno quando lei gli rivela che Aida è viva (“Chi ti salva, o sciagurato”). A nulla è valso l’ultimo tentativo di salvarlo. Di fronte al Re a Ramfis, Radamès mantiene alto il proprio onore, sa di aver sbagliato e non si discolpa. Per lui la condanna è di essere sepolto vivo. Amneris inveisce contro di lui e contro i sacerdoti (“Traditor!”). Nel sotterraneo del tempio di Vulcano, Radamès è preparato alla fine (“La fatal pietra sovra me si chiuse”) e chiede felicità per Aida. Non crede ai propri occhi quando a sorpresa proprio Aida gli si rivela: si è nascosta nel sotterraneo e vuole morire con lui. Radamès è sconvolto, felice e rattristato al contempo(“Morir! sì pura e bella!”).Aida lo consola: li aspettano le felicità infinite dell’eternità. I due sciolgono il loro addio alla terra (“O terra, addio”), mentre Amneris, vestita a lutto, si piega sulla pietra che chiude il sotterraneo e implora pietà per Radamès(“Pace t’imploro”).
Cast
Federica Vitali
Vincenzo Costanzo
Hae Kang
Teresa Iervolino
Alberto Comes
Adriano Gramigni
Francesco Congiu
Nicoletta Briguglio
Informazioni
Teatro Giuseppe Verdi
Piazza Giuseppe Verdi, 1, 43011 Busseto PR
Trasporto pubblico
Linea extraurbana 2120, 2115, 2116, 2106.
Parcheggio
È presente parcheggio in loco.
L’accesso al Teatro Verdi di Busseto non presenta barriere architettoniche (previo contatto con IAT-R o Comune di Busseto per procedere all’accoglienza dedicata a persone con mobilità ridotta e sedia a rotelle).









