R-MAG

Nabucodonosor, l’opera che consacrò Verdi

28 Set 26 | Festival Verdi

Sono le terre di Babilonia il “Mondo lontano” di Nabucodonosor, terzo titolo operistico del XXVI Festival Verdi e capolavoro che nel 1842 trasformò un Verdi ancora sconosciuto nel nome più atteso della scena lirica italiana. Al centro dell’opera c’è Va, pensiero, attorno al quale si sviluppa il dramma dello scontro tra due popoli: un ruolo di primo piano spetta al coro, che affianca le parti di stampo belcantistico dei protagonisti.

La vicenda, è ambientata nella Gerusalemme assediata dai Babilonesi, il popolo ebraico lotta per la propria libertà mentre Nabucodonosor, re d’Assiria, conquista la città e conduce gli Ebrei in esilio. Al centro della vicenda si intrecciano le passioni e le ambizioni di Fenena, figlia di Nabucco, innamorata dell’ebreo Ismaele, e di Abigaille, che scopre di essere una schiava adottata e contende alla sorella il potere e l’amore. Quando Nabucco si proclama dio, viene colpito dalla follia e Abigaille approfitta della sua debolezza per impadronirsi del regno. Tra guerre, vendette e conflitti di fede, Nabucco ritrova infine la ragione e la libertà del popolo ebraico viene ristabilita, mentre Abigaille, sopraffatta dal rimorso, si avvia verso la morte.

Uno sguardo ampio per Nabucodonosor
Intervista al Direttore Francesco Lanzillotta

Il nome di Nabucco resta legato a Va, pensiero, ma questo straordinario coro è il cuore di un’opera molto più complessa, dove i rapporti tra i personaggi si intrecciano alle grandi scene corali. Il fascino sta proprio in questi contrasti: un’orchestra potente, graffiante, a tratti violenta, e pagine di grande lirismo affidate a pochi strumenti, con un carattere quasi cameristico. Francesco Lanzillotta

Per piacere accetta i cookie di tipo statistiche, marketing per vedere questo video.

Sul podio, alla guida dell’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna e del Coro del Teatro Regio di Parma, preparato da Martino Faggiani, sale Francesco Lanzillotta, che dirige l’edizione critica a cura di Roger Parker per The University of Chicago Press e Casa Ricordi.

Note di direzione

Nabucco, una delle opere più fortunate del giovane Verdi è indubbiamente legata al successo del coro “Va, pensiero”. Questa meravigliosa pagina rappresenta però il cuore di un’opera estremamente articolata, in cui anche i rapporti personali si sviluppano attraverso una drammaturgia complessa, alternandosi a grandi scene corali.

Proprio questa alternanza costituisce uno degli elementi più affascinanti di Nabucco. A un’orchestra imponente, graffiante e, a tratti violenta, si contrappongono pagine di estremo lirismo, orchestrate con pochi strumenti in cui l’elemento cameristico diventa predominante. L’orchestra diventa fondamentale per descrivere lo sviluppo drammaturgico dell’opera; ogni nota ha un peso teatrale, strettamente connesso al testo stesso. Nabucco apre indubbiamente la strada a un teatro musicale diverso, strada che Verdi percorrerà senza indugio, rivoluzionando definitivamente il mondo operistico, iniziando già dalla successiva opera I lombardi alla prima crociata.

Francesco Lanzillotta

Sottrarre è ridurre all’essenziale
Intervista al regista Pier Luigi Pizzi

Uno spettacolo di estrema sobrietà, uno spazio della memoria e della cultura in cui tutto si racconta senza rimandi troppo precisi all’epoca e alla storia, ma anche senza forzature di modernizzazione. Ciò che resta è la passione, che travolge tutti. Pier Luigi Pizzi

Per piacere accetta i cookie di tipo statistiche, marketing per vedere questo video.

Il nuovo allestimento del Teatro Regio di Parma è firmato dal regista Pier Luigi Pizzi, che cura anche scene e costumi. Luci di Massimo Pizzi Gasparon Contarini, movimenti di scena di Marco Berriel.

Note di regia

Ho fatto due volte regie di Nabucco: la prima al Maggio Musicale Fiorentino con Riccardo Muti e Luca Ronconi nel 1978, l’altra per il Circuito delle Marche. Due percorsi completamente diversi. Il primo è stato un monumentale e solenne progetto di teatro nel teatro, con frequenti ricorsi alla pittura storica dell’Ottocento fra Hayez e Morelli, in una ambientazione dell’epoca di Verdi piena di fermenti patriottici. “Va, pensiero” era intonato da falciatori stretti alle loro donne in un vasto campo di grano con sentimenti nostalgici alla terra natia. Un’immagine forte, impressionante. Convinse anche il Maestro Muti.

All’opposto negli storici teatri marchigiani, in uno spazio della memoria, metafisico e culturale, ho cercato di raccontare con chiarezza l’intricata vicenda di Abigaille e Nabucco. Una lettura meno spettacolare, ma che ha fatto presa sul pubblico. È a partire da questa esperienza che mi rimetto in gioco, ma in modo ancora più stringato. Mi affido a un metodo di lavoro più volte sperimentato ultimamente: partire dal testo, che sia reso con estrema incisività e poi abbandonarsi alla musica in un percorso narrativo che proprio da questa riceve gli impulsi emotivi necessari.

Questo significa creare una intensa collaborazione con gli interpreti per ottenere il massimo di espressività, dí credibilità nel rapporto coi personaggi.

Visivamente non ho bisogno di stupire: procedendo per sottrazione cerco di eliminare tutto ciò che appare superfluo e far posto soltanto all’essenziale. Dobbiamo semplicemente cercare di produrre emozione. Al “messaggio”, ”alla “attualizzazione “ ci ha già pensato Verdi.

Nel processo di sottrazione sono evidentemente incluse queste consuete e superflue “note di regia”. Conta solo far capire al pubblico che opera sta ascoltando e vedendo. Senza tante storie.

Pier Luigi Pizzi

SCOPRI L’OPERA

Il cast, la sinossi, le date e i biglietti:

Condividi

Calendario Ca
len
dario
9 ott
Verdi Off
VERDI CIRCUS
10 ott
Verdi Off
BORGO GOLDONI
10 ott
Verdi Off
VERDI CIRCUS
11 ott
Verdi Off
VERDI SOTTO CASA
11 ott
Verdi Off
CUCÙ VERDIANO A BUSSETO

La Stagione del Teatro Regio di Parma e il Festival Verdi sono realizzati grazie al contributo di: