ALZIRA

Giuseppe Verdi

  • 25
    set
    2026
  • 28
    set
    2026
  • 1
    ott
    2026
  • 8
    ott
    2026
  • 17
    ott
    2026

Spettacolo

Musica Giuseppe Verdi

Tragedia lirica in un prologo e due atti su libretto di Salvadore Cammarano, da Alzire ou les Americains di Voltaire.

Edizione critica a cura di Stefano Castelvecchi, Jonathan Cheskin, The University of Chicago Press e Casa Ricordi, Milano

Prima rappresentazione il 12 agosto 1845 al Teatro di San Carlo di Napoli

Durata due ore, compreso un intervallo


direttore James Conlon
regia Manuel Renga
scene e costumi Aurelio Colombo
luci Emanuele Agliati
coreografie Paola Lattanzi

FILARMONICA ARTURO TOSCANINI
CORO DEL TEATRO REGIO DI PARMA

Maestro del coro Martino Faggiani

ven 25 set
20:00
Prova Under 30
lun 28 set
20:00
Prova aperta
gio 1 ott
20:00
gio 8 ott
20:00
sab 17 ott
18:00

Ticket a partire da 10 euro

SINOSSI

Prologo

Nella pianura peruviana non lontano dal fiume Rima (il Rio Rimac), un gruppo di Incas capeggiati da Otumbo trascina in catene il governatore spagnolo Alvaro, che viene legato e minacciato di morte (coro “Muoia, muoia coverto d’insulti”) mentre prega Dio di perdonare i suoi aguzzini. Ma un uomo sta arrivando su una canoa attraverso il fiume: è il guerriero inca Zamoro, che tutti credevano ucciso sotto tortura dagli Spagnoli. Subito Zamoro ordina di sciogliere Alvaro, dal momento che non vuole il suo ritorno macchiato da un omicidio, e lo esorta a riferire il suo atto di magnanimità agli Spagnoli, perché si veda chi è davvero il barbaro. Alvaro lo abbraccia. Ma non c’è tempo da perdere. Zamoro sfogala sua avversione per l’autoritario Gusmano (cavatina “Un Inca, eccesso orribile”) e decide di correre a salvare Alzira e suo padre Ataliba prigionieri dei conquistatori (cabaletta “Risorto fra le tenebre”). Tutti intonano un inno di battaglia (coro “Dio della guerra”).

Atto primo

Nella piazza di Lima si stanno schierando le truppe spagnole, commentando la voce che il Re di Spagna ha ordinato nuove conquiste in America (coro “Giunse or or, da lido ispano”), poi salutano il nuovo governatore, Gusmano, presentato dal padre Alvaro, che come primo atto annuncia di volere la pace fra Spagnoli e Incas. Impone ad Ataliba di giurare l’alleanza fra i due popoli e gli ricorda il pegno promesso per la pace, pur senza nominarlo. Ataliba capisce di cosa si tratti, cioè la mano di Alzira per Alvaro, ma prende tempo osservando che il cuore di Alzira è ferito da un altro amore e non è ancora il momento per questo passo. Gusmano sospira (cavatina “Eterna la memoria”) e per quanto il padre gli consigli perseveranza, esorta Ataliba a strappare ad Alzira un assenso rapido, perché non può tollerare di avere gloria senza una donna (cabaletta “Quanto un mortal può chiedere”). Nell’appartamento di Ataliba, Alzira riposa, distrutta dal pianto. La sorella Zuma e le ancelle pregano per lei. Di colpo si sveglia nominando Zamoro. Il suo cuore è ferito perché è lui che ama, e racconta di averlo sognato mentre la salvava dopo essere fuggita da Gusmano su una canoa (cavatina “Da Gusman, su fragil barca”). Zuma e le donne la esortano a togliersi dalla mente questi sogni e tornare alla realtà: Zamoroè morto (cabaletta “Nell’astro che più fulgido”). Giunge Ataliba per sollecitare Alzira a sposare Gusmano. Ma Alzira si ribella: Gusmano è un tiranno crudele e ha ucciso Zamoro, non ci pensa nemmeno di sposarlo. Ataliba controbatte: deve farlo, perché in fondo lui l’ama davvero e questo è il solo modo per evitare nuovi scontri bellici. Appena uscito, Zuma annuncia ad Alzira che uno dei prigionieri inca vuole parlarle. Alzira acconsente e si trova davanti Zamoro vivo e vegeto, e si abbracciano felici (duetto “Che fia? Qual mai cagion lo tragge”). Ma vengono interrotti dall’irruzione di Gusmano e Ataliba, seguiti da Zuma e da ancelle e alcuni soldati spagnoli: Gusmano ordina di condannare a morte Zamoro, fra i rimproveri di Ataliba e le lacrime di Alzira. I soldati trascinano via Zamoro ma in quel momento entra Alvaro e riconosce in lui l’Inca che lo ha salvato: chiede al figlio di liberarlo, ma Gusmano è irremovibile. Afflizione generale (finale “Teco sperai combattere”). A spezzare la situazione è il capitano spagnolo Ovando, che annuncia l’avanzata dei guerrieri inca per liberare Zamoro. Gusmano allora cambia idea. Per dimostrarsi degno del padre, offre una vita in cambio di un’altra, quella di Zamoro che ha salvato la vita ad Alvaro. Ma Zamoro non si illuda: i due si rivedranno presto.

Atto secondo

Lo scontro ha visto gli Spagnoli ancora una volta vincitori, e i soldati brindano (coro “Mesci, mesci”). Passano i prigionieri, fra cui Zamoro, di cui Ovando presenta la sentenza di morte a Gusmano, giunto insieme ad Alzira per raccogliere il trionfo. Prima di firmarla, Gusmano la legge ad alta voce e fa capire ad Alzira che il suo assenso a sposarlo salverà la vita a Zamoro. Le proteste di Alzira non fanno che indispettire Gusmano (duetto “Scegli – il pianto… l’angoscia”), che si appresta a firmare. Alzira a quel punto cede e accetta. In una caverna si riuniscono alcuni Inca sopravvissuti insieme a Otumbo, che comunica una novità: grazie all’oro, così inutile a loro e così bramato dagli europei, ha corrotto una guardia e liberato Zamoro, procurandogli una divisa spagnola. Certo, Zamoro è a pezzi. Non sopporta che Alzira sposi Gusmano (aria “Irne lungi ancor dovrei”). Ma ora può fare qualcosa. Quando Otumbo gli fa notare che nella notte Alzira si sarebbe concessa a Gusmano, Zamoro esplode di rabbia e decide di partire per Lima e vendicarsi. Nel palazzo del Governatore a Lima le ancelle di Alzira invitano ad abbandonare la tristezza in vista delle nozze (coro “Tergi del pianto, America”), Gusmano presenta alla follala sua sposa (aria “È dolce la tromba che suona vittoria”), Alzira vorrebbe sprofondare. In quel punto un soldato esce dalla folla: è Zamoro che pugnala Gusmano ottenendo la propria vendetta. Gusmano, memore del padre, muore perdonando il suo uccisore (“I Numi tuoi, vendetta atroce”)

Cast

Alvaro
Alessio Cacciamani
Gusmano
Daniel Luis de Vicente
Ovando
Federico Bonghi
Zamoro
Antonio Poli
Ataliba
Agostino Subacchi
Alzira
Marta Torbidoni
Zuma
Erica Cortese
Otumbo
Long Ning

Informazioni

Fondazione Teatro Regio di Parma
strada Garibaldi, 16/a
43121 Parma – Italia
Tel (+39) 0521 203911

Trasporto pubblico
Linee 1, 2, 15
Via Mazzini: linee 3, 4, 5, 8
Piazza Ghiaia: linee 6, 7, 8, 9, 11, 12, 13, 21, 23

Parcheggio
Parcheggio Piazza Ghiaia
Parcheggio Toschi

L’accesso al Teatro Regio di Parma non presenta barriere architettoniche. Dall’ingresso, con percorso lineare e pianeggiante si può accedere direttamente in platea, ove sono riservati quattro posti per spettatori con carrozzina. Nelle poltrone limitrofe a ciascun posto dedicato a spettatori con disabilità è presente un posto riservato all’accompagnatore. L’accompagnatore dovrà rimanere presente nel caso in cui lo spettatore non sia autosufficiente negli spostamenti per tutta la permanenza in Teatro.

Gli spettatori in condizioni di deficit motorio temporaneo possessori di un biglietto o di un abbonamento di qualsiasi categoria (platea, palco, galleria) dovranno avvisare per tempo la Biglietteria che si riserverà eventualmente di modificare l’assegnazione dei posti seguendo le prescrizioni di sicurezza. Il Teatro si riserva altresì la possibilità di modificare il numero di posti disponibili per esigenze tecniche o di regia.

Si informa altresì che i flussi delle vie di esodo non permettono la possibilità allo spettatore che accede in Teatro con carrozzina di sedersi autonomamente su una poltrona; pertanto, per salvaguardarne l’esodo con la massima velocità, lo spettatore è tenuto per tutta la durata dello spettacolo a rimanere seduto sul proprio ausilio. Analogamente, lo spettatore che utilizza presidi motori dovrà accomodarsi nei posti riservati, che permettono di riporre l’ausilio nelle immediate vicinanze per un rapido utilizzo in caso di emergenza. Per usufruire di tali posti è necessaria preventiva richiesta via e-mail alla Biglietteria (biglietteria@teatroregioparma.it), che provvederà a prendere in carico la richiesta e fornire riscontro assegnando il posto più consono secondo le prescrizioni di sicurezza e in base alla disponibilità. Il biglietto ordinario acquistato con modalità diverse da quella indicata sopra non garantisce l’accesso al Teatro a persone con carrozzina o ausili motori.

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